Elegia del gene di Rita Bonomo, testo tratto da - dìri dìri dànna, litania stolta del diritto e rovescio -, Liberodiscrivere® Studio64 srl Edizioni Genova, e' la poesia in vetrina della settimana selezionata dal Poetilandia Team.
Elegia del gene
Osanna,
Nell’aborigeno mio cielo
il mio cielo è tronco d’ ali e reti
eppure impigliata –resta- questa genia
un pesce gravido di uova incolumi
moltiplicate e moltiplicate e moltiplicate
Suo pungiglione ammorbante
quel piglio dissacrante l’appartenersi
che si fa -a puntate- buccia-buccia
a vestirmi gruccia inerme o fionda
Ah, ritornarti indietro! coltre erosa
dai cromosomi dentati da rammendare
ogni volta ogni volta ogni volta
-quali ricami ancestrali?-
se mi travesto crosta privata di me
-tua primizia sposa, e gemella- e poi crosta
si spoglia di me lasciandomi intera e morbida
e nuda
germoglio figliato in tua ombrellifera fronda
Ché poi nell’aborigeno tuo cielo
il tuo cielo è tronco d’ali e reti
eppure impigliata resta questa genia
un’ape regina che non può figliare fuchi
non collari per cuccioli,
né squame iridescenti per vestirli lucenti di luce
Suo pungiglione ammorbante è
il quanto che ci spiccica e poi ci rincolla
affini per qualità di fiati e bucce
e peccatucci similari sugli ucci ucci
di questo vivere sotto branco sciolto
Una palude in cui – tu - ti travesti anfibio
sbranchiato - e onicofago -
e io granchio - onicofago - spaiato ad evitarti laterale
sugli sgoccioli di questa vita a finire
in spicciolo squarciare l’aria sconsacrata
da più morsi di fame d’unghie
- surrogato, lenitivo d’affetto - ma - piccante -
e nudi
a germogliarci attonite statue dalle debolucce spalle spoglie d’abbracci
Ti ho nel mucchio, Signore, nel mio mazzo di geni
- a mucchi -
e negli ancora ancora candidi barlumi
d’onniscienze sante da amputarmi dal cuore
Così, sotto fiotti di coriandoli
separati per colorito e aspetto trascendo
- colorando - dal più tenue al più marcato segno
di distinzione marcata, divenendo
traccia tua indelebile
e Santa
Rita Bonomo
L'autrice - Rita Bonomo, vive e lavora a Sassari. Diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti, ha collaborato con alcune compagnie teatrali e partecipato ad alcune mostre collettive e personali. Tra le ultime, I Mestieranti (2003) e Le fate Ignoranti (2004), dove i supporti, i materiali e la stessa scrittura del testo si fanno polimaterico parlante.
Ha ideato e progettato per Magnum-Edizioni le prefìche, una collana ‘laboratorio’ in cui autori, artisti figurativi, attori teatrali e musicisti convergono in un unico movimento di interazione contaminante, allo scopo di liberare l’individualismo dall’autocelebrazione fine a se stessa.
Ha pubblicato poesie su riviste e antologie (dal 2003 al 2006) ed è uno degli autori di Rie, Magnum-Edizioni (2005). Di prossima pubblicazione, sempre per i tipi della Magnum, un dramma in poesia dal titolo Grande Sproloquio Spartiacque.
Uno dei blog dell'autrice.
Elegia del gene
Osanna,
Nell’aborigeno mio cielo
il mio cielo è tronco d’ ali e reti
eppure impigliata –resta- questa genia
un pesce gravido di uova incolumi
moltiplicate e moltiplicate e moltiplicate
Suo pungiglione ammorbante
quel piglio dissacrante l’appartenersi
che si fa -a puntate- buccia-buccia
a vestirmi gruccia inerme o fionda
Ah, ritornarti indietro! coltre erosa
dai cromosomi dentati da rammendare
ogni volta ogni volta ogni volta
-quali ricami ancestrali?-
se mi travesto crosta privata di me
-tua primizia sposa, e gemella- e poi crosta
si spoglia di me lasciandomi intera e morbida
e nuda
germoglio figliato in tua ombrellifera fronda
Ché poi nell’aborigeno tuo cielo
il tuo cielo è tronco d’ali e reti
eppure impigliata resta questa genia
un’ape regina che non può figliare fuchi
non collari per cuccioli,
né squame iridescenti per vestirli lucenti di luce
Suo pungiglione ammorbante è
il quanto che ci spiccica e poi ci rincolla
affini per qualità di fiati e bucce
e peccatucci similari sugli ucci ucci
di questo vivere sotto branco sciolto
Una palude in cui – tu - ti travesti anfibio
sbranchiato - e onicofago -
e io granchio - onicofago - spaiato ad evitarti laterale
sugli sgoccioli di questa vita a finire
in spicciolo squarciare l’aria sconsacrata
da più morsi di fame d’unghie
- surrogato, lenitivo d’affetto - ma - piccante -
e nudi
a germogliarci attonite statue dalle debolucce spalle spoglie d’abbracci
Ti ho nel mucchio, Signore, nel mio mazzo di geni
- a mucchi -
e negli ancora ancora candidi barlumi
d’onniscienze sante da amputarmi dal cuore
Così, sotto fiotti di coriandoli
separati per colorito e aspetto trascendo
- colorando - dal più tenue al più marcato segno
di distinzione marcata, divenendo
traccia tua indelebile
e Santa
Rita Bonomo
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| Testo e voce di Rita Bonomo, videopoesia prodotta da nuoviautori.org, regia Andrea Galli, musica Astor Piazzola, fotografia Pier Paolo Pasolini e Henri Cartier-Bresson |
L'autrice - Rita Bonomo, vive e lavora a Sassari. Diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti, ha collaborato con alcune compagnie teatrali e partecipato ad alcune mostre collettive e personali. Tra le ultime, I Mestieranti (2003) e Le fate Ignoranti (2004), dove i supporti, i materiali e la stessa scrittura del testo si fanno polimaterico parlante.Ha ideato e progettato per Magnum-Edizioni le prefìche, una collana ‘laboratorio’ in cui autori, artisti figurativi, attori teatrali e musicisti convergono in un unico movimento di interazione contaminante, allo scopo di liberare l’individualismo dall’autocelebrazione fine a se stessa.
Ha pubblicato poesie su riviste e antologie (dal 2003 al 2006) ed è uno degli autori di Rie, Magnum-Edizioni (2005). Di prossima pubblicazione, sempre per i tipi della Magnum, un dramma in poesia dal titolo Grande Sproloquio Spartiacque.
Uno dei blog dell'autrice.
postato da: Poetilandia alle ore 17:55 | Permalink | commenti
categoria:poesie in vetrina 2007
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