E' Maria Grazia Calandrone l'autrice in vetrina del mese di agosto 2007. Maria Grazia Calandrone è nata a Milano nel 1964 e vive a Roma. Ha pubblicato il libro-premio Pietra di paragone (Tracce, 1998), La scimmia randagia (Crocetti, 2003 – premio Pasolini opera prima, cinquina premio Dessì), Come per mezzo di una briglia ardente (Atelier, 2005 – terna premio Valeri) e La macchina responsabile (Crocetti, 2007, in corso di stampa), la silloge Illustrazioni in 7 poeti del Premio Montale 1993 (Scheiwiller, 1994) e altri testi in numerose antologie di premi e su riviste quali Poesia, Nuovi Argomenti, Le Fram, Gradiva.
Compare in antologie pubblicate in Argentina (La realidad en la palabra) e in Venezuela (Caminos del Agua), in Fuori dal cielo (Empiria, 2006), in Almanacco dello Specchio 2006 (Mondadori, 2006) e in Nono quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2007).
Ha composto una riscrittura in versi del Riccardo II di Shakespeare interpretata durante il Festival delle Gravine 2006 da Roberto Corradino, ha scritto i testi per lo spettacolo di circuito europeo Nel segno di Guernica portato in scena nel 2007 dalla compagnia Théatre en vol e compone melologhi.
È una fra i quattro autori accolti nel catalogo della mostra Inspired by George Byron, è stata fra le interpreti del Desiderio preso per la coda di Picasso per Radio 3 ed esegue readings dei propri testi con musicisti quali Sabina Meyer ed Eugenio Colombo.
Alcune poesie
Nel fronte interno srotolano i dispacci sotto lampade da miniera
e l'ignoto attraversa il paese come filo spinato che sente
battere la pala dei fanti, lo smalto
delle gamelle contro la latta
e metri d'aglio. Maria, abbiamo
del gran danno nella testa
sporca di bestia che scappa
sottoterra, abbiamo nella groppa il crollo dei muli
sotto il peso plebeo dei materiali. Dammi il cuore
Maria, perché il tuo cuore
pesi come la terra tra le mani
mentre io ti raggiungo sotto il pericolo. Maria, con i pensieri
che non smettono mai di pensarmi, anche dopo
tienimi a te, al mio posto
sulla terra dei nomi. Solo tu
sai il mio nome Maria, perché il mio nome è all'orlo
della tua gola, bianco
come un affogato nel canale
sepolto nel tuo bianco che rinviene. Anche dopo,
stanotte, quando io sarò cenere, pronunciami Maria con il tuo corpo.
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Dal mondo esposto
L'amore è la salute della scimmia.
Gli occhi dell'asino santo imbrattati dal vedere
la ruggine quieta delle cisterne.
Vento che arrota l'erba, l'ultravioletto calice
della sera come una latitudine radiante.
O il mare e i pomeriggi
composti dall'involucro ninfale della cicala.
Dammi le prove della tua gioia
nella carcassa del quotidiano
che rodi fin che è luce, luce...
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Dentro il mese strisciante
Il tremito all'alba nelle tane
assume una nuova maestà macerata
per guardare nella bellezza degli alberi
nelle giornate dolci del tardo ottobre.
L'ultrasuono primario delle campane nell'ora deliquiale
costellata di nodi luminosi.
Siamo una estrema razza azzurra
– nuove sembianze erette
torri
ricevimenti
torri deflagrate
che crollano lentamente.
Il crepaccio di un corpo nel tempo,
spurgo di case
nell'imminenza di un paradiso laico.
In ostensori di neve
ho ritrovato i volti
dei soldati, ostie nere
– bilance
– cuori
di larva,
poveri cuori intrisi di materia.
Un ruminare nero sotto falde di neve.
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Un vagito nel vapore acqueo
Coltivazioni di cereali nei feudi, mura
con castoni di ossa di operai
e guarnigioni in cavitate pectoris: invenzione
del ferro e sue conseguenze nel comportamento
del demone serale. Volti
fermentati per uso liturgico. A causa
di porfiria si ritraeva la lingua nelle cavità molli e l'occhio
semichiuso era trattato in ossido di cromo e sale.
Due pallide creature luminose in una notte senza luna vennero condotte
a morte totale per mezzo
di un paletto di frassino.
Riempi loro la bocca
con morsi di pesca e con semi
e nel cielo una fuga corporea di campane di bronzo.
Verrò nella tua casa guidato dagli stormi
affinché la tua ombra sia sfiorata
dal battito di un'ala, non dall'acciaio freddo
del fiume che ogni notte mi attraversa.
Il suo cuore si muove in linea retta
verso adeguati luoghi – è un animale
dal manto bianco che siede a protezione della casa, in silenzio
rende testimonianza della soglia
esposta ai raggi della luna
e il suo nome ribolle nelle canalizzazioni
di lei che dorme, nelle ampolle che lentamente rovesciano
sul pavimento il caldo del suo corpo.
Egli posa sul petto di chi dorme come una farfalla
e ha il cuore rotto da un volto
testimoniato da raggi di stelle.
Il suo sguardo è una zolla di cenere – dove posava
bruciava i raccolti. Messo al morto un mattone sotto il mento
rilasciava un freschissimo sangue
dalle ferite, il caldo frutto
della digestione batterica.
Portate legna, tagliate la sua testa, voglio che smetta
di sorridermi dal bianco borgo della notte
perchè io lasci la veste da notte nella sua ombra.
Posate la greca di una pietra grezza
sul cereo silenzio del suo petto
abbandonato, spargete rose sul rogo del suo cuore
accucciato sul lato del mio letto
come una malattia della canicola.
Io pronuncio il tuo nome dall'alto
della picca di un campanile affinché tu ti arrampichi
lentamente, trascini in alto i segni della terra e sulla terra
cada. Io muovo
mani nell'acqua affinché il fiume freddo del tuo cuore si disperda
come una bianca fuga di animali tra le strisce dell'erba
affinché il bianco rogo del tuo cuore
non dissecchi il mio cuore – affinché non t'invochi.
















