sabato, 21 luglio 2007
Cuore, di Beppe Salvia, poesia tratta dalla rivista "Braci" - n. 0 - gennaio-marzo 1984, e' la poesia in vetrina della settimana. [... Ma oltre queste verità e dentro queste vuote parole ho perso la misura. Ora io so soltanto che son seduto a questo tavolo e che per tanto buone ragioni ho tempo e odio da spendere ...]

Cuore

A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m'hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m'insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla vita intera.

C'è chi, al contrario di me, non dispera,
che con salute e forza e virtù e buona
fortuna, si arrivi a morire dopo
tanti bei giorni, pieni di tantissime
cose di questo mondo o di un altro mondo;
o dopo tanti giorni e quella gioia soltanto
povera dei giorni. Io son felice,
a questo mondo, solo di questo e spero
che a me il destino procuri con le sue
pesti e le pietà e i suoi dolori
un solo giorno più bello di tutti questi
miei dolorosi giorni; o di questo mio
dolore si dimentichi per un solo
giorno.

(Quanto fu lunga la mia malattia,
e tanto amara la mia vita in quella
fu stretta e spiegazzata come un cencio,
e io pallido e stanco come un mondo
intero dovessi sopportar tutto
su la mia schiena, faticavo tanto,
m'immaginavo mondi tutti assai
più lievi e volatili di questo mio,
che tanto m'affliggeva e tormentava,
e vaneggiavo di nascoste verità
e cieli quieti di pensieri chiari
ove più mio l'animo affranto potesse
dimorare, e non trovavo queste
cose che non esistono, e soffrivo)

I miei malanni si sono acquietati,
e ho trovato un lavoro. Sono meno
ansioso e più bello, e ho fortuna.
E' primavera ormai e passo il tempo
libero a girare per strada. Guardo
chi non conobbe il dolore e ricordo
i giorni perduti. Perdo il mio tempo
con gli amici e soffro ancora un poco
per la mia solitudine.
Ora ho tempo per leggere per scrivere
e forse faccio un viaggio, e forse no.
Sono felice e triste. Sono distratto
e vagando m'accorgo di che è perduto.

M'innamoro di cose lontane e vicine,
lavoro e sono rispettato, infine
anch'io ho trovato un leggero confine,
a questo mondo che non si può fuggire.
Forse scopriranno una nuova legge
universale, e altre cose e uomini
impareremo ad amare. Ma io ho nostalgia
delle cose impossibili, voglio tornare
indietro. Domani mi licenzio, e bevo
e vedo chimere e sento scomparire
lontane cose e vicine.

Beppe SalviaMa oltre queste verità e dentro queste
vuote parole ho perso la misura.
Ora io so soltanto che son seduto
a questo tavolo e che per tanto buone
ragioni ho tempo e odio da spendere.
E mi basta così senza nemmeno
maledire. Non è perdere al gioco,
e poi fa bene vivere. Un'arte
marziale voglio imparare, di che sempre
si possa indugiare di far male.
Un teatro astratto di colpi e pensieri
per i giorni neri. E poi le gioie e insieme
con gli amici far niente.

[dalla rivista "Braci" - n. 0 - gennaio-marzo 1984]

Beppe Salvia

L'AUTORE - Beppe Salvia è nato a Potenza il 10 ottobre 1954. Trasferitosi con la famiglia a Roma nel 1971, studia entomologia e scrive poesie, racconti, saggi critici. Dal 1979 è uno degli animatori della rivista "Braci". Sue poesie compaiono su "Nuovi Argomenti", "Prato Pagano" e altre riviste e antologie. E' morto a Roma il 6 aprile del 1985.

I suoi tre libri di poesia sono pubblicati postumi: Estate di Elisa Sansovino (Quaderni di Prato Pagano, Il Melograno-Abete Edizioni, 1985), Cuore (cieli celesti) (Rotundo, 1988), Elemosine Eleusine (Edizioni della Cometa, 1989). Nel 2004 Pasquale Di Palmo cura una raccolta dei suoi versi, I begli occhi del ladro (Il Ponte Del Sale).

Un sito interamente dedicato a Beppe Salvia da Mauro Biuzzi.

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postato da: Poetilandia alle ore 00:44 | Permalink | commenti
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categoria:poesie in vetrina 2007
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