Fuori posto, di Manuela Perrone, e' la poesia in vetrina della settimana. Di là la peschiera di tufo le vecchie cisterne romane la salita rosa alle case gialle come tuorli. Di qua uno scorrere minimo di dita quasi un arrampicarsi scalzi e nudi alle radici di un olmo cresciute sulla roccia...
Fuori postoDi là la peschiera di tufo
le vecchie cisterne romane
la salita rosa alle case
gialle come tuorli. Di qua
uno scorrere minimo di dita
quasi un arrampicarsi scalzi e nudi
alle radici di un olmo cresciute
sulla roccia, un mormorare fragile
di pulcini e seta, di fiordalisi e mai:
dal cielo fioccano semi polverosi
e foglie d’acanto. Colonne in cerchio
disegnano l’assenza, il tempo fuso
e là si balla intorno al sole
la furia amnesica del chiasso
tra i fiordalisi viola sangue:
il dramma deve continuare.
Io vado in mezzo fuori posto
sospesa, storta, tutta da rifare.
La lingua m’abbandona all’alba
quando il sonno s’impicca sul crinale:
non riconosco i segni
stravolgo le puntate
mi chiedo dove sbaglio
perché non li capisco
e piomba la paura d’esser
puro centro incosciente della sfera
come uno scarto quadratico
medio, un etimo perso dalla storia.
Manuela Perrone
L'AUTRICE
[da viadellebelledonne] - Manuela Perrone vive e lavora di parole. Giornalista professionista, si occupa di sanità e sociale per il Sole-24 Ore. È viceresponsabile della comunicazione della casa editrice “anfibia” Vibrisselibri. Cura la rubrica dei racconti per Gas-O-Line, la fanzine dell’associazione BombaCarta.Con la sua metà sogna e sproloquia su bloGodot e sulla rivista BombaSicilia in cui si divertono a coltivare angoli di non-inferno. Roma la abita e la consola, la poesia la fa germogliare e germogliare e germogliare.
Altre poesie
| Precipitevolissimevolmente Non c’è niente da scherzare, la vasca è arrivata integra un uomo è morto sul selciato e qui crollano le sagome di latta Sopravvivono memorie fetali dietro passate di calce, resistono come i capelli sui cadaveri: servono mollette blu per inchiodare le stelle, bloccare la rivoluzione. Che velocità! Che boati! Che leve! Sparisce subito la macchia di sugo, la chiazza di ieri, persino un’ora fa quando dicesti “arrivederci” in pantofole di pezza tra valanghe di ammonio. Precipitevolissimevolmente dimentichiamo, sbianchiamo, diradiamo E’ tutto cieco, adesso. Si può ricominciare. ----- Un tè surrealista (con Magritte e Dalì) Beviamoci su, beviamo sopra la cenere, i tranci di miseria, i chicchi di egotismo sediamo a gambe incrociate sul ciglio del mondo tu con la tua pipa che non è una pipa lui con la sua memoria fusa, addolorata Lanciasti un sasso dietro il mandorlo, agli albori quando ancora mi chiedevo a che pensasse la muchacha affacciata alla finestra con le tende di mare, un piede ballerino e il cielo di un futuro tremolante Mi razziasti il ventre e la ragione dentro una stanza soffocata da una mela con l’occhio sbarrato, il falso specchio da cui spiamo spicchi sparuti di realtà: sorseggiamo piano la gemma apicale Quest’infuso ci accomuna e ci sopisce, tu passami il calice gigante, solleva la bombetta tu regalami la tazza sospesa nel deserto, la rosa che medita fiammante. Beviamo solitudine, amici rompiamo gli argini bollenti. Era tempo di uccidere il controllo, liberare la psiche, scavare i semi per restituire i sogni. Ma ora? Sono le cinque, rimetto insieme le foglie essiccate del reale. Firmiamo in bianco, beviamoci su. |
La nave dei folli [a Pier e ai dieci folli con l'Oceano dentro] Hai smesso, ti vedo, sei nudo sulla stessa barca gelata e molle che alita, spreca, avanza gremita. Ammiraglio, la meta è un sole guerriero Cola silenzio sull'oceano mentre riponi il tuo basso. La voce non grida: sussurra pazzi sogni di normalità. Una donna, una casa, un lavoro. Gli scarti della gente a terra che brucia di noia. Sapessi i veli sbucciati, le parèsi di senso, gli inferni taciuti, il lento repulisti degli idioti: scorrono fiumi di trofei scornati Non come qui, ché l'acqua dentro scava più degli abissi fuori e le vocine non lasciano pace. "Noi non siamo malati di mente", gridate alle onde che digrignano spuma "Abbiamo una sofferenza nell'anima", soffiate sull'ancora che gronda ruggine. Anch'io, vorrei dirti. Anch'io. Ma poi un terrestre mi scuote la manica e chiede: hai sofferto, tu? Tu, che ne sai? Le dita vanno a picco tra le piaghe. Ma io ti ascolto e ti racconto, muta mentre muti issate le vele. Languida, mentre languidi intonate quel gospel alla baia di Cumberland. Il sale invade le narici, l'orizzonte erutta curve di fuoco. E tu, tu sei Ulisse, condannato al folle volo. ----- Ballata provenzale (in bozza) Gracidano i fenicotteri nella Camargue, rumorosi schizzi rosa tra paludi e stagni. E io bambina e tu obiettivo come disegni a carboncino sull’eternità marmorea delle arene Ellittici nelle ellissi, reziari tra i reziari la mìmesi diventa un obbligo scolpito sulla pietra: audioguidato il circolo compìto di tribuna in tribuna, appesa a un pollice la vita. Siamo corpi, ci avvinghiamo, urliamo: dove sono gli eroi di Nimes? Gli aruspici soffiano sul sangue, noi beviamo rosè e intanto viaggiano sensali di futuro tra le anse del Grande Rodano Al entrade del tens clar,......Eya! Pir joie recomençar............Eya! La lingua s’ibrida in un soffio sul paese presepe, parcheggiamo alla rinfusa scossi dai troppi segni: semiotica ipnosi davanti al Pont du Gard e ai bagni del sole nel fiume. L’ultimo giorno di un anno astrale esplode d’artifici, foie gras e pirotecnica neve. Scriviamo bilanci sui menù, grondiamo promesse e chissà se reggerò alla meraviglia di queste messe laiche. Ci salva un trenino buffo improvvisato un portafoglio perso e ritrovato oltreconfine grazie a una Gloria illuminata e alle sue mani che guariscono anime dolenti: epifanie inani come il Trofeo che incanta di Storia il vento. Al entrade del tens clar,......Eya! Pir joie recomençar............Eya! Nella morbidezza delle corride innocue pulsa l’atlante delle possibilità: venti miglia, venti miglia ancora e salutiamo i volgari troubaudors dietro l’aurora. |
Sul web:
postato da: Poetilandia alle ore 16:58 | Permalink | commenti
categoria:poesie in vetrina 2007
Commenti

categoria:poesie in vetrina 2007

















