Maravegiusi ingani - Biagio MarinMaravegiusi ingani
dei fiuri che no' dura
dei nuòli sensa afani
che navega per l'aria asura.
Me mai ve disdirè
de voltri hè senpre sé,
e co' la mente inferma
piú v'amo de la tera ferma.
Feste dei mili
che l'alto siel 'nbriaga
e púo un'ariosa maga
disperde i petali sutili;
primavera matana
istàe che 'l cuor tu brusi,
sol che tu lusi
nel sangue che bacana:
senpre ve benedisso
co' boca tonda me ve lodo:
in ogni modo,
me vogio el vostro abisso.
Meravigliosi inganni
Meravigliosi inganni
di fiori che non durano
di nuvoli senza affanni
che navigano per l'aria azzurra.
Io mai vi disdirò,
di voi ho sempre sete,
e con la mente ammalata
vi amo più della terraferma.
Feste dei meli
che l'alto cielo ubriaca
e poi un'ariosa maga
disperde i petali sottili;
primavera pazza,
estate che bruci il cuore,
sole che fai luce
nel sangue che baccana:
sempre vi benedico,
a bocca tonda io vi lodo
in ogni modo,
io voglio il vostro abisso.
[da El vento de l'eterno se fa teso, Scheiwiller, 1973]
Biagio Marin
[da Wikipedia] - Biagio Marin nacque il 29 giugno del 1891 in una famiglia borghese di origini modeste, nei primi anni di vita rimase orfano di madre e venne allevato dalla nonna paterna. A nove anni iniziò gli studi a Gorizia, dove in seguito frequentò il ginnasio di lingua tedesca, completando gli studi superiori a Pisino d’Istria alle Scuole Reali Superiori.Nel 1911 si recherà a Firenze, dove avrà modo di frequentare l’ambiente letterario della La Voce la più famosa rivista dell’epoca, che radunava le più diverse forze intellettuali, uniti nella convinzione che la letteratura fosse impegno completo e dovere morale. Molti aderenti a questa rivista saranno poi tra i più accesi interventisti e sovversivi. Oltre a partecipare al dibattito culturale assieme a Umberto Saba e Scipio Slataper, suoi conterranei, avrà modo di ammirare per la prima volta in vita sua i tesori d’arte di Firenze, così diversa da Gorizia, da Trieste e dalle altre città istriane che fino ad allora aveva sempre frequentato.
Dopo un anno di permanenza, Marin lascerà Firenze per Vienna, dove si iscrisse all’Università alla facoltà di filosofia,in questo periodo Biagio Marin pubblicherà la sua prima raccolta di poesie in dialetto gradese: Fiuri de tapo (1912).Dopo due anni di permanenza nella capitale austriaca, il giovane Marin decise di ritornare a Firenze. Appena arrivato nella città toscana si fidanzerà con Pina Marini, che sposerà l’anno seguente. La prima guerra mondiale lo pone suo malgrado a una scelta di campo come cittadino austriaco ma, a causa delle sue frequentazioni a La Voce lo risolverà arruolandosi volontario nell' esercito italiano, senza quei turbamenti pscologici che molti personaggi, come il giovane deputato trentino Alcide De Gasperi, provarono all’entrata in guerra dell’Italia. Alla fine del conflitto Biagio Marin completerà gli studi di filosofia all’università di Roma, dove si laureò con Giovanni Gentile.
Dopo la laurea a Gorizia insegnerà filosofia e pedagogia utilizzando un metodo di insegnamento particolare che lo porterà, dopo vari contrasti anche con il clero locale a lasciare la cattedra e, dopo un breve periodo come ispettore scolastico sarà assunto nel 1921 dall'Azienda di soggiorno di Grado nella quale come direttore resterà ben 14 anni, infatti nel1938 lascerà la direzione e deciderà di ritornare all’insegnamento a Trieste. Ma dopo alcuni anni abbandonerà ancora l’insegnamento, questa volta definitivamente, per un posto di bibliotecario alle Assicurazioni Generali, sempre a Trieste. Nel periodo della seconda guerra mondiale stanco depresso, ma mai domo, nonostante la scoperta dell' esistenza della tragica Risiera di San Sabba,la perdita del figlio Falco in combattimento in Slovenia,per il suo innato senso organizzativo lo troviamo in un periodo abbastanza controverso a gestire una difficile situazione per la presenza dei partigiani sloveni, inquadrati nelle armate di Tito, il comitato di liberazione triestino.
Finita la guerra in una situazione oggettivamente ancora precaria ma abbastanza tranquilla il Marin decide di pubblicare i primi volumi delle sue opere, che finora erano conosciute solo a una ristrettissima cerchia di persone e di raccogliere le sue poesie in un volume intitolato Le litanie de la Madona (1949). Dopo oltre un decennio di silenzio, Biagio Marin pubblicherà nel 1961 il secondo volume delle sue poesie e, con il titolo Solitàe e con il libro di poesie Il non tempo del mare (1964) vincerà il Premio Bagutta nel 1965.Nel 1970 il poeta deciderà di pubblicare tutte le poesie scritte fino a quel momento in un unico volume, che significativamente per il suo attaccamento sentimentale alla sua terra si intitolerà I canti de l’Isola. Negli anni 70 le pubblicazioni dialettali La vita xe fiama (1972), A sol calao (1974), El critoleo del corpo dedicato a Pasolini (1976), In memoria (1978) lo portano, anche con i contributi di Pasolini, Claudio Magris e Carlo Bo e una raccolta di versi in italiano dal titolo di Acquamarina fuori da una dimensione regionale e lo fanno entrare in una posizione di primo piano nella poesia nazionale.
Nel 1978 dopo che l'anno prima c'era stato il suicidio del suo amato nipote Guido, morirà anche la moglie Pia Marin, la dolorosa perdita dei suoi cari e il decadimento fisico iniziarono a pesare sul poeta, che diventerà nel giro di pochi anni sordo e semicieco, ma aprirono nuove prospettive forse più cupe rispetto alla poetica precedente, come si può notare nelle sue ultime tre raccolte di poesie Nel silenzio più teso (1980), Poesie (1981), La vose de la sera (1985) e, dopo aver vissuto una vita ricca di avventure e di esperienze profonde nella sua Isola di Grado muore nel1985.
postato da: Poetilandia alle ore 23:53 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie in vetrina 2007
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