sabato, 17 febbraio 2007
LA POESIA IN VETRINA DELLA SETTIMANATi rubarono a noi come una spiga - di Rocco Scotellaro

[per un giovane amico assassinato]

Vide la morte con gli occhi e disse:
Non mi lasciate morire
con la testa sull'argine
della rotabile bianca.
Non passano che corriere
veloci e traini lenti
ed autocarri pieni di carbone.

Non mi lasciate con la testa
sull'argine recisa da una falce.
Non lasciatemi la notte
con una coperta sugli occhi
tra due carabinieri
che montano di guardia.

Non so chi m'ha ucciso
portatemi a casa,
i contadini come me
si ritirano in fila nelle squadre
portatemi sul letto
dov'è morta mia madre.
O mettetevi qui attorno a ballare
e succhiate una goccia del mio sangue
di me vi farà dimenticare.

Lungo è aspettare l'aurora e la legge
domani anche il gregge
fuggirà questo pascolo bagnato.
E la mia testa la vedrete, un sasso
rotolare nelle notti
per la cinta delle macchie.

Così la morte ci fa nemici!
Così una falce taglia netto!
(Che male vi ho fatto?)

Ci faremo scambievole paura.
Nel tempo che il grano matura
al ronzare di questi rami
avremmo cantato, amici, insieme.
E il vecchio mio padre
non si taglierà le vene
a mietere da solo
i campi di avena?

Rocco Scotellaro

L'AUTORE

Rocco Scotellaro
Rocco Scotellaro
[da basilicata.cc] - Rocco Scotellaro figlio di padre ciabattino e madre casalinga nacque a Tricarico (MT) il 19 aprile 1923. A dodici anni si trasferì per motivi di studio a Sicignano degli Alburni e poi, con alterne vicende, a Cava dei Tirreni, Matera, Roma, Potenza, Trento e Tivoli.

Nei primi anni quaranta si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Roma. Ritornò a Tricarico dopo la morte del padre e continuò gli studi presso l'università di Bari. Aderì al partito socialista italiano e a soli ventitreanni fu eletto Sindaco e quindi Presidente dell'ospedale civile del Comune di Tricarico.

L'uva puttanella. Contadini del Sud - Rocco Scotellaro - Laterza I non colti ma saggi suggerimenti del padre gli consentirono di intuire, fin dall'adolescenza, il dramma dei "cafoni" ovvero la disumana condizione sociale dei braccianti soggiogati dal prepotere della classe padronale, condizione questa che Egli stesso definì "schiavitù contadina".

Come il padre anche Lui conobbe il carcere per presunto reato di concussione, in realtà l'accusa altro non era se non l'epilogo di un sottile intrigo politico. Nel marzo del 1950 fu prosciolto dal reato ascritto ed assolto con formula piena per non aver commesso il fatto.

Poeta puro, autentico è ancor oggi considerato il più genuino e forse il primo simbolo poetico nella civiltà contadina. Il canto di Scotellaro ha il volto di un bimbo ribelle che piange sconsolato innanzi a coloro che gli han tolto ciò che gli spetta.

Sia in vita che post-mortem Gli sono stati attribuiti premi e riconoscimenti letterari, fra i tanti meritano particolare citazione il Premio S. Pellegrino ed il Premio Viareggio entrambi del 1954.
Sono molti i suoi testi tradotti e pubblicati in antologie straniere.

Tutte le poesie. 1940-1953 - Rocco Scotellaro - Mondadori
Della poesia scotellariana si sono interessati molti dei più autorevoli esponenti della cultura letteraria del II novecento italiano. Due di questi meritano una particolare citazione perché oltre al sostegno morale ed intellettuale seppero offrire al giovane poeta di Tricarico il dono dell'amicizia: Manlio Rossi Doria e Carlo Levi.

Le opere più significative del poeta lucano:
È fatto giorno - Edizione Mondadori, 1954
Contadini del sud - Edizione Laterza, 1954
L'Uva puttanella - Edizione Laterza, 1955
Margherite e risolacci - Edizione Mondadori, 1978

Altri scritti ed appunti vari inediti sono andati probabilmente smarriti.



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postato da: Poetilandia alle ore 01:42 | Permalink | commenti
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categoria:poesie in vetrina 2007
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