Lasciami sanguinare - di Attilio BertolucciLasciami sanguinare sulla strada
sulla polvere sull'antipolvere sull'erba,
il cuore palpitando nel suo ritmo feriale
maschere verdi sulle case i rami
di castagno, i freschi rami, due uccelli
il maschio e la femmina volati via,
la pupilla duole se tenta
di seguirne la fuga l'amore
per le solitudini aria acqua del Bràtica,
non soccorrermi quando nel muovere
il braccio riapro la ferita il liquido
liquoroso m'inorridisce la vista,
attendi paziente oltre la curva via
l'alzarsi del vento nel mezzogiorno, fingi
soltanto allora d'avermi udito chiamare,
entra nella mia visuale da un giorno
quieto di settembre, la tavola apparecchiata
i figli stanchi d'attendere, i figli
giovani col colore della gioventù
esaltato da una luce che quei rami inverdiscono.
[da "Fuochi in novembre"]
Attilio Bertolucci
L'AUTORE[da www.italica.rai.it]
Nato nella campagna vicino a Parma nel 1911, quinto figlio d’una famiglia della media borghesia agraria, Attilio Bertolucci trascorre la propria infanzia nel "felice regno" di un podere.
Iscrittosi dapprima alla facoltà di Legge, dipoi passa a Lettere e diviene amico di Cesare Zavattini, che lo esorta a collaborare a "La Gazzetta di Parma"; nel ‘51 si trasferisce a Roma, in un appartamento messogli a disposizione da Roberto Longhi, geniale critico d’arte oltre che maestro suo indiscusso.
Oltre alla sua occupazione principale, Bertolucci si dedica all’insegnamento, al cinema, al giornalismo: in quest’ultimo settore, egli scrive a lungo per "Il giorno" e dirige "Nuovi argomenti" dopo la morte di Pier Paolo Pasolini. Vanno annoverate, fra le sue attività, quelle di traduttore e sceneggiatore.
Si è spento nella Sua casa romana il 14 giugno 2000 all'età di 89 anni e con Lui esce di scena l'ultimo rappresentante d'una generazione che ha dato - con Giorgio Caproni, con Vittorio Sereni, entrambi pressoché coetanei del Nostro - moltissimo alla poesia italiana.
Sin dal suo precocissimo libro d'esordio, "Sirio", apparso all'inizio del ‘29 quand'egli non è ancora diciottenne, s'intravvedono nell'arte bertolucciana segni particolari che la contraddistinguono nel confronto con le tendenze dominanti coeve: lacerti di crepuscolarismo, una evidente filiazione pascoliana, la predilezione per un linguaggio lineare, piano, intriso di colloquialità.
Dopo un'ulteriore plaquette, "Fuochi in novembre" (1934), molto si deve attendere per la suo prima opera vera e propria, "La capanna indiana": pubblicata nel 1951 presso Sansoni e ristampata quattro anni dopo da Garzanti in una edizione accresciuta, essa include una selezione dei libretti giovanili e s'impone all'attenzione generale.
Un ventennio dopo, con il celebratissimo "Viaggio d'inverno" (Garzanti, 1971), Bertolucci muta di registro all'ispirazione sua, che gli suggerisce ora versi morsi dall'affanno, mossi dall'inquietudine, scanditi dall'incalzare della nevrosi: i risultati sono di straordinaria, indiscutibile novità e il volume si colloca tra i testi più originali apparsi nella seconda metà del ‘900.
Detto di quel bellissimo romanzo in forma di poesia ch'è "La camera da letto" (1984-1988), delle successive raccolte "Verso le sorgenti del Cinghio" (1993) e "La lucertola di Casarola" (1997), merita un cenno il collage di articoli appena apparso per Mondadori "Ho rubato due versi a Baudelaire". Esso risulta composto da scritti su cinema, teatro, letteratura ed arte apparsi tra il ‘48 ed il ‘96, testimonia della poliedricità d'interessi di uno dei protagonisti della cultura nostrana del ventesimo secolo, è scorrevole e di fruizione piacevolissima: lo consigliamo, vivamente, a chiunque cerchi nella lettura il piacere - ormai desueto - dell'intelligenza.
postato da: Poetilandia alle ore 12:04 | Permalink | commenti
categoria:poesie in vetrina 2006
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