sabato, 27 ottobre 2007
Davide ArgnaniDue poesie senza titolo di Davide Argnani tratte dalla raccolta 'Passante', edita per amici nel 1987 nelle edizioni Nuovo Ruolo di Forli', con copertina di Carmen Silvestroni e postfazione di Erio Sughi (la raccolta risulto' finalista al Premio Eugenio Montale dello stesso anno), formano l'audio poesia della settimana, dalla voce di Enrico Besso, selezionate dal Poetilandia Team.


Enrico Besso legge due poesie di Davide Argnani
dalla raccolta 'Passante'


                             da 'Passante'

*

Che sia il vento che urla dalla finestra?
Che sia il lustrascarpe che muove il sole?
Ho già qui con me i piedi della fine
e scalzo cerco le impronte dei passi.

Cialtrone scendevi dall'aereo irriso
- commerciante di spezie e di missili -

all'ingresso stiravi la cravatta
in piedi diritto alla porta di vetro
con gli occhi dai mille specchi
che il mondo ti ha ceduto onnivoro.


*

Mi hai chiesto la strada dove arrivare
nel tuo stentato dialetto
e segnavi con la punta delle dita
dove s'alza il sole nell'ora bieca

la vita cammina a svolta d'angolo
nessuno può arrivarci anche se chiedi

ti dico che giorno bello è se piove
e si arrivasempre dove si parte.

Davide Argnani

I testi qui presentati sono tratti dalla raccolta 'Passante', edita per amici nel 1987 nelle edizioni "Nuovo Ruolo" di Forlì, con copertina di Carmen Silvestroni e postfazione di Erio Sughi. La raccolta risultò finalista al Premio "Eugenio Montale" dello stesso anno.

Nato il 4 giugno 1939 a S. Maria Nuova di Bertinoro (Fc), Davide Argnani, dal 1953 vive e lavora a Forlì. Opere pubblicate in Poesia: Ogni canto è finito (Todariana, Milano 1972), La città mugolante (Pref. di Giorgio Barberi Squarotti, Forum 1975), Nulla su tutto meno uno - ricerca sulla scrittura murale - in collaborazione con Erio Sughi (MDM, Forlì 1978), Passante (Nuovo Ruolo, Forlì 1987), La casa delle parole (Pref. di Roberto Roversi, Ed. Ellemme, Roma 1988), La festa degli alberi con Daniela Palmas (Ed. Pagine Lepine, Frosinone 1997); Stari Most (pref. di Maurizio Pallante e di Predrag Matvejevic, illustrazioni di Dinko Glibo; versione in croato (Lucì Zuvela), in tedesco (Francesca de Manzoni) e in inglese (George Peter Russell), Ia edizione 1998, 2a edizione 1999, Editore Campanotto, Udine. [vedi scheda dell'autore su Poetilandia]


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domenica, 21 ottobre 2007
Dario BellezzaMorte segreta di Dario Bellezza, testo tratto da 'Morte segreta' (Garzanti Libri, 1976), e' l'audio poesia della settimana recitata dallo stesso autore e selezionata dal Poetilandia Team.


Dario Bellezza legge Morte segreta da 'Morte segreta' - Audio da Occasioni - Radio 3

Morte segreta
 
Ora alla fine della tregua
tutto s'è adempiuto; vecchiaia
chiama morte e so che gioventù
è un lontano ricordo. Così
senza speranza di sapere mai
cosa stato sarei più che poeta
se non m'avesse tanta morte
dentro occluso e divorato, da me
prendo infernale commiato.

[da 'Morte segreta', Garzanti Libri, 1976]

Dario Bellezza

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lunedì, 15 ottobre 2007
Nanni BalestriniIn questo modo, testo tratto dalla raccolta "Tutto in una volta: 50 poesie per 50 anni, Edizioni del Leone 2003" di Nanni Balestrini e' l'audio poesia della settimana selezionata dal Poetilandia Team.


Nanni Balestrini legge "In questo modo" da "Tutto in una volta: 50 poesie per 50 anni".

In questo modo

Questi sono i nodi, queste le cicatrici,
gli abiti che hai indossato, la stagione inattesa
sull'asfalto dove ancora vivremo, quella nuvola
che abbastanza somiglia alia teiera già

fredda, con la faccia di uno che sta male,
azzurro come il ristorante, la distanza,
sebbene siano le nove, i preparativi
pressochè ultimati, papaveri distillati,

credendo ai miei occhi, sporgendo dal tetto
sulle cime dei pini recisi, ma
inganni il titolo, garanzia ai passanti,
che quasi tutti se ne sono andati, si annidano

necessari e la barca che tu non trovi
mai, ma necessaria perché attraversiamo
quantunque noi non guardiamo e dove
vediamo se pure non c'è rimedio e passano

ancora incerti i luoghi dove
confini nettamente segnati ci rivelano...
Poi il cielo dovrà pur mutare. Come io potrei
cambiare di colpo argomento e pochi se ne

accorgerebbero, il tonfo che fruga ancora
sordo le ore del pomeriggio, e profondo
e i sassi che hai sotto la schiena o la fuga
di sostantivi corrosi dalle stravolte strutture -

comunque niente di nuovo, la pomice
sui gomiti, se non c'è posto che per uno di noi
e appena uscito di casa s'imbatte,
tu t'imbatti, se hai capito quanto ti aspetto

[da "Tutto in una volta: 50 poesie per 50 anni", Edizioni del Leone, 2003]

Nanni Balestrini


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categoria:poesie in vetrina 2007
sabato, 06 ottobre 2007
La poesia della settimanaTu ti spezzasti, tratta dalla raccolta di liriche "Il dolore" (interamente dedicate al figlio Antonietto morto all'eta' di nove anni) di Giuseppe Ungaretti, e dal medesimo magistralmente interpretata, e' l'audio poesia della settimana selezionata dal Poetilandia Team.


Tu ti spezzasti - Interpretata da Giuseppe Ungaretti

Tu ti spezzasti

I

I molti, immani, sparsi, grigi sassi
Frementi ancora alle segrete fionde
Di originarie fiamme soffocate
Od ai terrori di fiumane vergini
Ruinanti in implacabili carezze,
- Sopra l'abbaglio della sabbia rigidi
In un vuoto orizzonte, non rammenti?

E la recline, che s'apriva all'unico
Raccogliersi dell'ombra nella valle,
Araucaria, anelando ingigantita,
Volta nell'ardua selce d'erme fibre
Più delle altre dannate refrattaria,
Fresca la bocca di farfalle e d'erbe
Dove dalle radici si tagliava,
- Non la rammenti delirante muta
Sopra tre palmi d'un rotondo ciottolo
In un perfetto bilico
Magicamente apparsa?

Di ramo in ramo fiorrancino lieve,
Ebbri di meraviglia gli avidi occhi
Ne conquistavi la screziata cima,
Temerario, musico bimbo,
Solo per rivedere all'imo lucido
D'un fondo e quieto baratro di mare
Favolose testuggini
Ridestarsi fra le alghe.
Della natura estrema la tensione
E le subacquee pompe,
Funebri moniti.

II

Alzavi le braccia come ali
E ridavi nascita al vento
Correndo nel peso dell'aria immota.

Nessuno mai vide posare
Il tuo lieve piede di danza.

III

Grazia, felice,
Non avresti potuto non spezzarti
In una cecità tanto indurita
Tu semplice soffio e cristallo,

Troppo umano lampo per l'empio,
Selvoso, accanito, ronzante
Ruggito d'un sole d'ignudo.

[da "Il dolore", 1947]

Giuseppe Ungaretti


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