sabato, 28 luglio 2007
LA POESIA IN VETRINA DELLA SETTIMANACenere e stelle di Corrado Benigni, tratta da Alfabeto di cenere (Lietocolle, Falloppio 2005) e' la poesia in vetrina della settimana.

Cenere e stelle

C'è un silenzio che oscilla nella carne
polvere che lacera il respiro
il tempo ci inghiotte
alla velocità di un urlo.
Verso questo cielo
di cenere e stelle
si tendono le mani
in cerca di cibo
come alberi contro la notte
ora che nel sangue l'attesa
è luce che si fa ruggine.

[da
Alfabeto di cenere, Lietocolle, Falloppio 2005]

Corrado Benigni

Alfabeto di cenere di Corrado Benigni, Lietocolle, Falloppio 2005L'autore - Nato a Bergamo nel 1975 dove vive e lavora, ha pubblicato la raccolta poetica “Alfabeto di cenere” (Lietocolle, 2005). Sue poesie sono apparse su diverse riviste e giornali, tra cui Clandestino, Specchio della Stampa, Confini e Avvenire.

[da LiberInVersi] Corrado Benigni - Da una luce contraria - Inediti

Preghiera

Quale risveglio ci raccoglierà
in fondo al vortice lento dei giorni?
Quale inizio? Chiedono
fitte come parole
queste pieghe nelle mani.
Qui è nostra l’attesa di chi
aspetta nessuno e
cerca nel vento il suo nome, il respiro
di una mano dove appoggiare
il peso greve della sete –

Madre di tutti i battesimi
ricorda questi figli
disobbedienti alle leggi della pazienza
veglia questi occhi senza riparo
che troppo cielo ferisce
e non lasciare
non lasciare questi passi
sperduti nel silenzio – nell’urto
che ci accoglie a dismisura
di fiato.

---

Radice

Chi sei colpa senza nome
che ancora scavi come un cerchio
fiamma chiara dell’invisibile che
vegli vorace sulla demenza del mio sonno?

Ora la notte è un silenzio spogliato
un controluce di passi che risale la mente
e nel buio dello specchio si rompe il seme

il sangue torna alla sorgente
luce impaziente fra le dita
la fronte pronta per il battesimo
quest’aria improvvisa che muove le porte.

Attendo il nascere nel sangue
l’acqua pura delle stelle
e un vento che batte alle tempie,

perché tutto tutto torna alla radice.



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sabato, 21 luglio 2007
Cuore, di Beppe Salvia, poesia tratta dalla rivista "Braci" - n. 0 - gennaio-marzo 1984, e' la poesia in vetrina della settimana. [... Ma oltre queste verità e dentro queste vuote parole ho perso la misura. Ora io so soltanto che son seduto a questo tavolo e che per tanto buone ragioni ho tempo e odio da spendere ...]

Cuore

A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m'hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m'insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla vita intera.

C'è chi, al contrario di me, non dispera,
che con salute e forza e virtù e buona
fortuna, si arrivi a morire dopo
tanti bei giorni, pieni di tantissime
cose di questo mondo o di un altro mondo;
o dopo tanti giorni e quella gioia soltanto
povera dei giorni. Io son felice,
a questo mondo, solo di questo e spero
che a me il destino procuri con le sue
pesti e le pietà e i suoi dolori
un solo giorno più bello di tutti questi
miei dolorosi giorni; o di questo mio
dolore si dimentichi per un solo
giorno.

(Quanto fu lunga la mia malattia,
e tanto amara la mia vita in quella
fu stretta e spiegazzata come un cencio,
e io pallido e stanco come un mondo
intero dovessi sopportar tutto
su la mia schiena, faticavo tanto,
m'immaginavo mondi tutti assai
più lievi e volatili di questo mio,
che tanto m'affliggeva e tormentava,
e vaneggiavo di nascoste verità
e cieli quieti di pensieri chiari
ove più mio l'animo affranto potesse
dimorare, e non trovavo queste
cose che non esistono, e soffrivo)

I miei malanni si sono acquietati,
e ho trovato un lavoro. Sono meno
ansioso e più bello, e ho fortuna.
E' primavera ormai e passo il tempo
libero a girare per strada. Guardo
chi non conobbe il dolore e ricordo
i giorni perduti. Perdo il mio tempo
con gli amici e soffro ancora un poco
per la mia solitudine.
Ora ho tempo per leggere per scrivere
e forse faccio un viaggio, e forse no.
Sono felice e triste. Sono distratto
e vagando m'accorgo di che è perduto.

M'innamoro di cose lontane e vicine,
lavoro e sono rispettato, infine
anch'io ho trovato un leggero confine,
a questo mondo che non si può fuggire.
Forse scopriranno una nuova legge
universale, e altre cose e uomini
impareremo ad amare. Ma io ho nostalgia
delle cose impossibili, voglio tornare
indietro. Domani mi licenzio, e bevo
e vedo chimere e sento scomparire
lontane cose e vicine.

Beppe SalviaMa oltre queste verità e dentro queste
vuote parole ho perso la misura.
Ora io so soltanto che son seduto
a questo tavolo e che per tanto buone
ragioni ho tempo e odio da spendere.
E mi basta così senza nemmeno
maledire. Non è perdere al gioco,
e poi fa bene vivere. Un'arte
marziale voglio imparare, di che sempre
si possa indugiare di far male.
Un teatro astratto di colpi e pensieri
per i giorni neri. E poi le gioie e insieme
con gli amici far niente.

[dalla rivista "Braci" - n. 0 - gennaio-marzo 1984]

Beppe Salvia

L'AUTORE - Beppe Salvia è nato a Potenza il 10 ottobre 1954. Trasferitosi con la famiglia a Roma nel 1971, studia entomologia e scrive poesie, racconti, saggi critici. Dal 1979 è uno degli animatori della rivista "Braci". Sue poesie compaiono su "Nuovi Argomenti", "Prato Pagano" e altre riviste e antologie. E' morto a Roma il 6 aprile del 1985.

I suoi tre libri di poesia sono pubblicati postumi: Estate di Elisa Sansovino (Quaderni di Prato Pagano, Il Melograno-Abete Edizioni, 1985), Cuore (cieli celesti) (Rotundo, 1988), Elemosine Eleusine (Edizioni della Cometa, 1989). Nel 2004 Pasquale Di Palmo cura una raccolta dei suoi versi, I begli occhi del ladro (Il Ponte Del Sale).

Un sito interamente dedicato a Beppe Salvia da Mauro Biuzzi.

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sabato, 14 luglio 2007

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Ho aggiunto un corpo trasparente alla casa, di Maria Grazia Calandrone (da Gli scomparsi, inedito, 2004), e' la poesia in vetrina della settimana. Ho aggiunto un corpo trasparente alla casa. Vedendolo giocare con la palla e osservando la fluttuazione scheletrica della sua anima sotto forma di ombra circostante agli svoli - alle orbite rosse, ai campanili della palla sull'ampio schedario terrestre...

Ho aggiunto un corpo trasparente alla casa
LA POESIA IN VETRINA DELLA SETTIMANA
Ho aggiunto un corpo trasparente alla casa
Vedendolo giocare con la palla e osservando la fluttuazione
scheletrica della sua anima sotto forma di ombra circostante agli svoli
- alle orbite rosse, ai campanili della palla sull'ampio
schedario terrestre - la bambina gli disse ma tu sei uguale
a me!: inginocchiato, semplice e colpito al cuore - come la terra
sorvolata dal guizzo delle sfere
riveli il tuo costrutto di animale innalzato.

Ma io credo che dritto sulle gambe
tornerai - perché avanzavi (con la borsa
leggera, quasi vuota) costantemente verso una misura
domestica. Io sono in pace, data
la luce verso la quale piego il tuo silenzio.

Davanti al tuo silenzio
io ricordo, io sono consumata dalla fratellanza.
Tu adesso sei corpo che non vedo ma che è stato
certamente. E' bello come l'amore che contempla
il proprio resoconto di violenza e di pace, a cose fatte capire
di avere costruito il visibile e l'invisibile insieme
come una torre che porta in cima una torre,
l'intera fabbrica del mondo.

[da Gli scomparsi, inedito, 2004]

Maria Grazia Calandrone

Maria Grazia CalandroneMaria Grazia Calandrone è nata a Milano nel 1964 e vive a Roma. Ha pubblicato il libro-premio Pietra di paragone (Tracce, 1998), La scimmia randagia (Crocetti, 2003, premio Pasolini opera prima, cinquina premio Dessì) e Come per mezzo di una briglia ardente (Atelier, 2005, terna premio Valeri), la silloge Illustrazioni in 7 poeti del Premio Montale 1993 (Scheiwiller, 1994) e altri testi in numerose antologie di premi e su riviste quali Poesia, Nuovi Argomenti, Le Fram, Gradiva.

Compare in antologie pubblicate in Argentina (La realidad en la palabra) e in Venezuela (Caminos del Agua), in Fuori dal cielo (Empiria, 2006) e in Almanacco dello Specchio 2006 (Mondadori, 2006). Ha pubblicato inoltre un'ampia silloge nel Nono quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2007) e il volume La macchina responsabile (Crocetti, 2007).

Ha collaborato al quadrimestrale di filosofia Homo Sapiens e ha partecipato a numerosi festival nazionali e internazionali e a uno speciale televisivo su Joyce Lussu per la regia di Francesco Cabras.

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venerdì, 06 luglio 2007
Una poesia senza titolo tratta dal volume "Attorno al fuoco" di Claudio Damiani e' la poesia in vetrina della settimana. E' una guerra, come tutte le guerre, senza regole, ci si uccide a tradimento. E' una guerra, come tutte le guerre, senza un motivo...

LA POESIA IN VETRINA DELLA SETTIMANAÈ una guerra, come tutte le guerre, senza regole,
ci si uccide a tradimento.
È una guerra, come tutte le guerre, senza un motivo,
o è un motivo deciso dall’alto
che a noi, che combattiamo, è completamente oscuro.

Forse una contesa dinastica, di successione, o una vendetta,
forse tutto è nato da un futile screzio,
una questione di precedenza, di etichetta ecc.
E noi combattiamo ogni giorno,
ogni giorno siamo sul fronte.

Quando torniamo a casa per un breve congedo
la vita ci sembra bellissima,
assaporiamo ogni cosa con voluttà,
poi ci sentiamo però come un amaro,
un seme della guerra anche là,
è allora che ci accorgiamo che il tempo è scaduto,
salutiamo ogni cosa, un saluto che è un addio,
e ritorniamo a combattere.

[da "Attorno al fuoco", Avagliano Editore, 2006]

Claudio Damiani

• da Radio 3 Fahrenheit la poesia interpretata dallo stesso autore



L'AUTORE

Claudio DamianiClaudio Damiani è nato nel 1957 a San Giovanni Rotondo e vive a Roma dall'infanzia. Ha pubblicato le raccolte poetiche Fraturno (Abete, 1987), La mia casa (Pegaso, 1994, Premio Dario Bellezza), La miniera (Fazi, 1997, Premio Metauro), Eroi (Fazi, 2000, Premio Aleramo, Premio Montale, Premio Frascati), e Attorno al fuoco (Avagliano, 2006, finalista Premio Viareggio).

Sue poesie sono apparse su varie antologie italiane e straniere. Ha curato i volumi: Almanacco di Primavera. Arte e poesia (L'Attico Editore, 1992); Orazio, Arte poetica, con interventi di autori contemporanei (Fazi, 1995); Le più belle poesie di Trilussa (Mondadori, 2000). E' stato tra i fondatori della rivista letteraria Braci (1980-84).

Attorno al fuoco - Claudio Damiani - Avigliano Editore Eroi - Claudio Damiani - Fazi Editore La miniera - Claudio Damiani - Fazi Editore
Attorno al fuoco - Claudio Damiani - Avigliano Editore
Eroi - Claudio Damiani - Fazi Editore
La miniera - Claudio Damiani - Fazi Editore
Fraturno - Claudio Damiani - Abete Editore La mia casa - Claudio Damiani - Pegaso
Fraturno - Claudio Damiani - Abete Editore
La mia casa - Claudio Damiani - Pegaso
 

ALTRE POESIE DELL'AUTORE:

ALBIO



Albio è il piccolo noce che è a sinistra
della strada salendo dalla casa
al cancello. Passando stamattina
l'ho guardato e ho veduto che aveva
fatto delle nocette, a coppie, già
grandine, verdi lucide, un po' rade,
non tante ma bellissime e ho pensato
che l'anno scorso non le aveva ancora
fatte, e quest'anno era la prima volta
che le faceva, e anche guardavo
le foglie chiare perfette ovali
senza neanche una macchia, senza un punto
o un buco, niente, e anche i piccoli rami
alti fino giù al tronco snello nitido
bianco e la forma perfetta gentile
di tutto quanto l'alberetto dritto
nella luce, e pensavo: tutt'intorno
i meli il pero il susino i due poveri
cipressetti piegati dalla neve,
le rose, addirittura la gramigna!
sono malati, e tu sei così sano
invece e lucido e bello e pulito
Albio e stai in piedi nel tuo dolce angolo
nella luce; e pensavo ( e mi sembrava
che stesse come aspettando qualcuno
o qualcosa), pensavo: tutti hanno
qualche male, non c'è nessuno che
non abbia niente, e io avrei dovuto sì
curarli, dargli dei veleni, i rami
potargli e invece non ho fatto niente,
non ho potuto, non ho fatto niente,
e anche la casa e tutto questo presto
dovrò lasciare e i due cipressi piccoli
e Antenore che primo nel pometo
fiorisce e il fico e l'abetino morti
e le rose e l'erbaccia che ricresce
senza posa e il giardino del mio amore
tutto dovrò lasciare, tutto, e tu
Albio sei così bello, oh ma perché
perché sei così sano e bello Albio?
per chi? pensavo, per chi?... e il suo respiro
lieto e quieto sentivo quasi e un'ombra
che si curvava e nella luce un lume
già via cacciavo, già più non volevo
vederlo, e via per la strada tornavo
e non sapevo la tua gloria invece
non la sapevo, non sapevo niente,
e mi venivano, agli occhi, le lacrime.

[da "Fraturno", Abete, 1987]

---



Veniva ai vetri un'alba luminosa,
m'ero svegliato, non so come,
ma come se ancora dormissi
o come se non ci fosse stato trapasso,
vedevo ai vetri l'alba, e mi pareva,
ora nella memoria a ripensarci,
vedendo la mia stanza di ragazzo
con il tavolo, i libri
e alla finestra le tendine bianche,
e mi pareva che come girasse
come sospesa, come se nel vento
senza fermarsi andasse...
Ma ancora vedo la stanza, c'è luce,
fuori stupisce il canto degli uccelli
e la rete di ferro delle rose
e l'orto di Marsilio, e in quale albero
gli uccellini? Nel bianco della luce
ora svegliàti, in quale albero sono?
In quale ramo saltano? Io la luce
vedo, io li sento, ma loro non vedo.
E va nel vento, s'allontana la stanza
nello spazio più azzurro e più profondo...
E tu uno a uno li vedi e li prendi
nelle tue mani luminose d'oro.

[da "La mia casa", Pegaso, 1994]

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Ripenso adesso a come amai interamente
quand'ero ragazzo,
e a come ero sicuro che il mio amore era un angelo,
a come anch'io ero un angelo,
a come eravamo uguali
(ma lei era più uguale di me).
E adesso non dico: tutto questo è falso
perché la vita è diversa, la vita mi ha cambiato;
adesso invece dico: era tutto vero.
Nasciamo angeli e interamente amiamo,
con tutto il cuore del nostro amore ci innamoriamo
come dei bambini che non conoscono il mondo
e interamente moriamo.

[da "La miniera", Fazi, 1997]

---



Giovanni, tu giustamente dici
meglio stare qui che nel cielo
quando saremo morti
perché qui sei con i tuoi cari,
sai dove sei, anche se non sempre sei contento,
qualche volta sei triste, qualche volta arrabbiato,
invece in cielo non sai con chi sei,
non si capisce bene come e dove si starebbe
e ti fa un po' paura di stare così in alto,
e non si capisce dove si poggerebbero i piedi.
E anche io penso: Giovanni, in cielo, ti rivedrò
o non ti rivedrò?
Ma certo, certamente ci rivedremo,
io ti aspetterò e tu verrai,
e poi staremo lì, anche se non si sa bene in che modo,
anche se non si sa bene, non importa.

[da "Eroi", Fazi, 2000]

Il sito di Claudio Damiani Claudio Damiani su Italia Libri
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