Io sono verticale, di Sylvia Plath, e' la poesia in vetrina della settimana. Io sono verticale ma preferirei essere orizzontale. Non sono un albero con radici nel suolo succhiante minerali e amore materno così da poter brillare di foglie a ogni marzo...
Io sono verticale
Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
Succhiante minerali e amore materno
Così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
Né sono la beltà di un'aiuola
Ultradipinta che susciti gridi di meraviglia,
Senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
E la cima d'un fiore, non alta, ma più clamorosa:
Dell'uno la lunga vita, dell'altra mi manca l'audacia.
Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
Alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo, ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
Forse assomiglio a loro nel modo più perfetto
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo e io siamo in aperto colloquio,
E sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
Finalmente gli alberi mi toccheranno,
i fiori avranno tempo per me.
[traduzione di Giovanni Giudici]
Sylvia Plath
da RAI Radio 3 Suite:
L'AUTRICE
Sylvia Plath nasce a Jamaica Plain - un sobborgo di Boston - il 27 ottobre 1932, da genitori di origine austro-tedesca. Da subito si rivela il suo talento per le lettere, tanto da approdare giovanissima nella Grande Mela, ospite di una rivista newyorkese. Il caos e le pressioni esercitate sul suo fragile equilibrio dalla metropoli la conducono ben presto a un tracollo emotivo. Cominciano i ricoveri, i tentativi di suicidio e l'elettroshock.
Arrivano anche, in rapida successione, il matrimonio con il poeta inglese Ted Hughes e la maternità. La vita familiare si trasforma, quasi subito, da fonte di gioia in responsabilità asfissiante e frustrazione continua. Sylvia è combattuta tra il suo essere madre e moglie e la volontà di essere donna e poetessa innanzitutto.
Gli anni dal 1960 al 1963 - anni di grandi ristrettezze economiche, dovute alla separazione dal marito e all'affidamento dei figli - sono anche gli anni più prolifici: pubblica The Colossus e subito dopo il romanzo La campana di vetro.
L'11 febbraio 1963, prepara la colazione ai figli, li porta a scuola, torna a casa e, accuratamente, realizza la propria morte.
Molte delle sue opere compaiono postume. Così come postuma sarà la sua fama, a volte inconsapevolmente manipolata, fino a farne il simbolo estremo di un femminismo ribelle.
Alcune opere dell'autrice:
Per approfondire la conoscenza dell'autrice consigliamo la lettura di un Blog Site italiano interamente dedicato a Sylvia Plath.
Io sono verticaleMa preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
Succhiante minerali e amore materno
Così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
Né sono la beltà di un'aiuola
Ultradipinta che susciti gridi di meraviglia,
Senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
E la cima d'un fiore, non alta, ma più clamorosa:
Dell'uno la lunga vita, dell'altra mi manca l'audacia.
Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle,
Alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo, ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
Forse assomiglio a loro nel modo più perfetto
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo e io siamo in aperto colloquio,
E sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
Finalmente gli alberi mi toccheranno,
i fiori avranno tempo per me.
[traduzione di Giovanni Giudici]
Sylvia Plath
da RAI Radio 3 Suite:
L'AUTRICE
Sylvia Plath nasce a Jamaica Plain - un sobborgo di Boston - il 27 ottobre 1932, da genitori di origine austro-tedesca. Da subito si rivela il suo talento per le lettere, tanto da approdare giovanissima nella Grande Mela, ospite di una rivista newyorkese. Il caos e le pressioni esercitate sul suo fragile equilibrio dalla metropoli la conducono ben presto a un tracollo emotivo. Cominciano i ricoveri, i tentativi di suicidio e l'elettroshock.Arrivano anche, in rapida successione, il matrimonio con il poeta inglese Ted Hughes e la maternità. La vita familiare si trasforma, quasi subito, da fonte di gioia in responsabilità asfissiante e frustrazione continua. Sylvia è combattuta tra il suo essere madre e moglie e la volontà di essere donna e poetessa innanzitutto.
Gli anni dal 1960 al 1963 - anni di grandi ristrettezze economiche, dovute alla separazione dal marito e all'affidamento dei figli - sono anche gli anni più prolifici: pubblica The Colossus e subito dopo il romanzo La campana di vetro.
L'11 febbraio 1963, prepara la colazione ai figli, li porta a scuola, torna a casa e, accuratamente, realizza la propria morte.
Molte delle sue opere compaiono postume. Così come postuma sarà la sua fama, a volte inconsapevolmente manipolata, fino a farne il simbolo estremo di un femminismo ribelle.
Alcune opere dell'autrice:
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01.
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Sylvia Plath
Economici | 238 pagine | Mondadori | 2005
In un albergo di New York per sole donne, Esther, diciannovenne di provincia, studentessa brillante, vincitrice di un soggiorno offerto da una rivista di moda, incomincia a sentirsi "come un cavallo da corsa in un mondo senza piste". Intorno a lei, sopra di lei, l'America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta. Un mondo alienato, una vera e propria campana di vetro che schiaccia la protagonista sotto il peso della sua protezione, togliendole a poco a poco l'aria. L'alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere la mente dalle onde azzurre dell'elettroshock. Pubblicato nel 1963, un mese prima del suicidio dell'autrice, La campana di vetro è l'unico romanzo di Sylvia Plath. Fortemente autobiografico, narra con stile limpido e teso e con una semplicità agghiacciante le insipienze, le crudeltà incoscienti, i tabù assurdi capaci di spezzare qualunque adolescenza presa nell'ingranaggio stritolante di una normalità che ignora la poesia.
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02.
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Sylvia Plath
Cartonato | 735 pagine | Mondadori | 2004
Morta suicida nel 1963 a soli trentuno anni, Sylvia Plath, assurta a simbolo delle rivendicazioni femministe del Novecento, è stata soprattutto una delle voci più potenti e limpide della letteratura americana contemporanea. A oltre quarant'anni dalla sua scomparsa, questo volume intende renderle un doveroso omaggio, riunendo le opere più significative della sua breve ma intensa produzione. Esso comprende un'ampia raccolta di liriche, tra cui, in versione integrale, la raccolta "Ariel" che, pubblicata nel 1965 dal marito e poeta Ted Hughes, rivelò al mondo la forza dirompente della poesia della Plath, creando la leggenda del suo personaggio. Segue "La campana di vetro", l'unico romanzo, tragicamente autobiografico, di Sylvia, pubblicato appena un mese prima della morte e considerato come uno dei più acuti ritratti di un'adolescenza inquieta e sofferta, sullo sfondo delle ipocrisie della middle class americana nell'era più cupa del maccartismo. Infine la raccolta di prose "Johnny Panic e la Bibbia dei sogni", contenente racconti, saggi, reportage giornalistici, pagine di diario che offrono uno strumento unico per esplorare il complesso mondo di una delle scrittrici più amate degli ultimi decenni. Con un saggio di Joyce Carol Oates.
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03.
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Sylvia Plath
Economici | 433 pagine | Adelphi | 2004
Quando si comincia a leggere questi diari si ha l'impressione di seguire le febbrili annotazioni di una bella ragazza americana che scopre l'Europa: tutto vibra, tutto sprizza energia, c'è un senso di attesa che si impone su tutto. Ma presto ci accorgiamo che le cose non stanno così. O meglio, non soltanto così. E ci immergiamo in una lettura sempre più appassionante e talvolta angosciosa: il giornale di bordo di una sensibilità acutissima, lacerata e drammatica, quella di una scrittrice che per i suoi versi e per il suo tragico destino è diventata un emblema, un vero culto, per molti lettori.
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04.
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Sylvia Plath
Economici | 400 pagine | Mondadori | 2003
"Johnny Panic" e la "Bibbia dei sogni" venne pubblicato dal poeta Ted Hughes, marito della Plath, nel 1979, a quasi vent'anni di distanza dalla morte dell'autrice. Opera di grande impatto, questo volume raccoglie varie prose relative a un arco temporale che va dal 1950 - e quindi dalle primissime prove dell'adolescenza - al 1963, anno della tragica scomparsa della poetessa, suicidatasi a soli trentuno anni. Si tratta di schizzi, racconti, saggi, reportage giornalistici, brani di diario che delineano il coerente sviluppo dell'opera letteraria di Sylvia Plath, incentrata fin dagli esordi su una eccezionale capacità di analisi di sé e del mondo: uno scandaglio gettato nel fondo della propria coscienza, un'incessante indagine sulla natura e sull'individuo in cui si riflette un senso costante di dilaniante solitudine. Questi testi offrono così uno strumento unico per osservare 'dall'interno' lo straordinario mondo di una delle voci poetiche più potenti e limpide del Novecento, autrice amatissima e vera icona di un'epoca di sogni e libertà.
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05.
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Sylvia Plath
Cartonato | 1979 pagine | Mondadori | 2002
In poesia e in prosa, l'opera dolorosa, acuminata, struggente di una poetessa-simbolo del femminile: questo Meridiano raccoglie tutta la produzione significativa di Sylvia Plath (Boston 1932-Londra 1963). Innanzittutto le sue poesie, col testo a fronte, secondo l'edizione definitiva dei "Collected Poems" curata da Hughes nel 198: sono componimenti, soprattutto quelli dell'ultimo anno di vita, in cui le estreme tensioni emotive, la violenza dei temi e delle immagini e il dettato oracolare si fondono mirabilmente con una tecnica metrica rigorosa e insieme inventiva, con un uso della metafora suggestivo e personalissimo. Seguono le prose: il romanzo "La campana di vetro" e una ricca selezione di racconti e di pagine dei "Diari". Il saggio introduttivo è firmato da Nadia Fusini, anglista, scrittrice, critico letterario, da sempre attenta allo specifico femminile, che della figura e della poesia di Sylvia Plath e di Ted Hughes si è già più volte occupata. Tutte le traduzioni sono nuove e si devono per le poesie ad Anna Ravano, per le prose ad Adriana Bottini.
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06.
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Sylvia Plath
Economici | 190 pagine | Mondadori | 1998
Questa raccolta, nella traduzione di un poeta come Giovanni Giudici, testimonia del lavoro per molti lati eccezionale di una delle maggiori e, nondimeno, traumatiche, presenze nella poesia americana degli ultimi anni. Nel 1960 usciva la sua prima raccolta di versi, The Colossus, e nel 1963, l'11 febbraio, Sylvia Plath si uccideva. A cura del marito, il poeta inglese Ted Hughes, usciva postumo, nel 1965, il volume di liriche intitolato Ariel, che segnava la fama internazionale della sua autrice. La presente scelta è, in gran parte, tratta da questo volume. Queste poesie che la Plath scrisse nell'ultimo periodo della sua vita, con una concentrazione febbrile e frenetica -arrivando anche a comporne due o tre in un giorno - rappresentano quasi il suo "mitico sprofondare nel silenzio dopo una concitata recitazione".
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07.
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Sylvia Plath
Brossura | 433 pagine | Adelphi | 1998
Quando si comincia a leggere questi "Diari", si ha l'impressione di seguire le febbrili annotazioni di una bella ragazza americana che scopre l'Europa, con i calzini bianchi e un boyfriend al seguito. Tutto vibra, tutto sprizza energia, c'è un senso di attesa che si impone su tutto. Ma presto ci accorgiamo che le cose non stanno esattamente così. O meglio: non soltanto così. Troppo preciso è il segno delle parole, troppo snebbiato lo sguardo, troppo inquietante lo sfondo psichico che si intravede. Così ci immergiamo in una lettura sempre più appassionante e talvolta angosciosa: il giornale di bordo di una sensibilità acutissima, lacerata e drammatica, quella di una scrittrice che, per i suoi versi e per il suo tragico destino, è presto diventata, nei nostri anni, un magnete e un emblema per molti lettori - ovvero anche, come si dice con inconsapevole esattezza, un "culto".
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08.
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Sylvia Plath
Economici | 43 pagine | Mondadori | 1996
Il più grande desiderio di Max Nulli è quello di indossare un bell'abito a giacca, proprio come suo padre e i suoi fratelli. E quando a casa sua arriva un pacco che contiene un pelosissimo e giallissimo completo, Max se ne innamora subito: peccatoche il vestito sia troppo grande, e vada bene solo a papà o ai fratelli maggiori... Ma chi mai si vestirebbe di giallo per andare in ufficio o a scuola? E così il vestito passa di mano in mano e ogni volta diventa misteriosamente più piccolo, finché Max può indossarlo e scoprirne le straordinarie qualità.
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09.
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Sylvia Plath
Brossura | 44 pagine | Mondadori | 1990
Un letto è un letto, d'accordo, ma... avete mai provato a pensarlo come un'astronave, un sottomarino, un distributore dolci, un prodigioso attrezzo per fare ginnastica, un carro armato, una pianta che più la innaffi più cresce, una barca, una tana, un nido? Una fantastica avventura in versi creata da una grande poetessa americana e proposta in italiano da Bianca Pizorno, per tutti i bambini che all'ora di andare a letto fanno i capricci. I lettori che sanno l'inglese (o che studiano per impararlo) troveranno in appendice il testo originale.
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10.
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Sylvia Plath
Brossura | 328 pagine | Guanda | 1979
La corrispondenza che Sylvia Plath tenne con la madre nell'arco di tredici anni, dall'inizio del college (1950) al suiciduio (1963), offre il raro interesse di un epistolario famigliare che rifiuta lo sfogo intimistico per diventare un intransigente diario quotidiano, strumento di analisi del proprio ruolo davanti all'interlocutore privilegiato per eccellenza, la madre sempre presente e ideale. Passo per passo, per tappe cronologiche, seguiamo l'iter artistico ed esistenziale della poetessa più di ogni altra amata dalle ultime generazioni:la giovinezza americana modellata secondo il cliché medio-borghese degli anni '50, gli anni del "pragmatismo" e del maccartismo, la maturazione e l'improvviso, inaspettato erompere della crisi psicologica che porta al primo tentativo di suicidio; e poi l'impatto con il vecchio mondo e l'austerità di Cambridge, l'estasi dell'incontro e del matrimonio con l'altrettanto giovane e promettente poeta Ted Hughes, gli anni duri della verifica e del consolidamento della carriera artistica, fino al rapito sgretolarsi della felicità coniugale e del sogno mistico del "matrimonio letterario", e il riemergere, con l'urgenza e la gravità di una giovinezza più matura e di un'acquisita consapevolezza del proprio talento letterario, delle problematiche di distruzione e di morte. Questa vicenda viene tutta ripercorsa nel libro che raccoglie le lettere di Sylvia alla madre: un libro che si può leggere - grazie alla sua continuità e compattezza - come un vero e proprio romanzo epistolare. Dopo il romanzo autobiografico The Bell Jar, esso resta lo strumento più importante per penetrare e comprendere il mondo della poetessa americana.
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Per approfondire la conoscenza dell'autrice consigliamo la lettura di un Blog Site italiano interamente dedicato a Sylvia Plath.




















