Sono chiusi nelle loro caseognuno nel proprio letto
c’è chi a quest’ora già cucina
lo avverto dai profumi di cipolla soffritta
e vino a svaporare.
C’è chi è in bagno e fa scorrere l’acqua
dai rubinetti.
Io sono qui che aspetto
che qualcuno venga
e mi dica:
sai, abbiamo scambiato la bobina
girato la scena sbagliata
torniamo indietro.
E tutto ricomincia
ma diverso.
[da "A forza fui precipizio" - Lietocolle, 2005]
Antonella Pizzo
Nata a Palazzolo Acreide nel 1954, Antonella Pizzo, vive a Ragusa. Scrive dal 2002. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi letterari. Ha pubblicato il romanzo Di rosso smunto (Prospettiva Editrice, 2004) e sillogi sia in vernacolo che in lingua.Nel 2005 è uscita per Lietocolle la raccolta A forza fui precipizio. Nel 2006 ha pubblicato con Fara Edizioni, Catasto ed altra specie, ed è stata giurato del concorso Pubblica con noi.
Sue poesie sono state pubblicate in riviste e rubriche on-line (tra cui Liberinversi, La costruzione del verso, Poiein e diverse altre) e in alcune antologie (tra cui Verso i bit: poesia e computer, Lietocolle, 2005 e Lo stormo bianco - Edizioni d’if, 2005). Gestisce il sito Poetienon, è tra i fondatori de L'Attenzione e fra i collaboratori de La poesia e lo spirito.
Alcune poesie dell'autrice
| Uomini testa braccia gambe corpo fili uomini scatola legata contenente stanotte mi sono arrampicata assieme ad altra gente sul lobo stretto di un orecchio grande salivamo uno davanti e gli altri a seguitare. Nessuno sapeva dire come come tornare indietro, come capire e perché frotte di gente di diversa stirpe ci veniva incontro e ci impediva il flusso. - È questo l’inferno? L’albergo in stile Luigi sedici la porta e una chiave barocca e nella stanza un comodino pomposo e nel comodino un cassetto dorato e nel cassetto un santino merlettato di un vescovo morto a novant’anni. Monsignore - c’era scritto - preghi per me che ho molto peccato. La bambina dai tratti di zingara era dietro un cancello. - Sono senza madre - disse al bambino che la portò via. Gli adulti e piccoli saranno divisi? Perché visiti la mia bocca? I miei denti non erano marci. Perché mi spezzi i molari e mi frantumi i canini? Ora non potrò più mangiare. Le mia labbra sono vuote come incarto di caramelle nella mia lingua un tubo incatramato e tappeti di canapa nera sopra stesi. [da "I morti non sono nervosi" - raccolta inedita] |
Questo tempo, questa stagione cupa che ci inganna con rappresentazioni e che ci illude che tutto sia posto, che il vento è quello solito, che soffia ogni anno dal nord e che il libeccio è sempre quello e uguale è lo scirocco. Ma le folate mai sono uguali a sé stesse quando con turbinii portano mutamenti e il soffio furente rompe la palizzata eretta ieri. [da "A forza fui precipizio" - Lietocolle, 2005] Allora restammo fermi a guardare il nostro aereo fasullo e, convinti, ci dicemmo che non poteva reggere: non può volare per sempre un aereo di carta! La razionalità distrugge i sogni, disfa le ore e il tempo, come le foglie l'autunno inoltrato fanno precipitare gli aerei. Aerei fittizi, costruiti con fantasie che vorremmo volassero, fino a raggiungere l'astro a cui aspiriamo. Le abitudini sono gli abbagli gli inganni consueti del nostro accidioso vivere che lente, ci guastano. Dove trovare il coraggio di volare? E dove la nostra esatta rotta? Dove il nostro tempo? [da "A forza fui precipizio" - Lietocolle, 2005] |

















