Forse dovrei restringermi - Stefano SimoncelliForse dovrei restringermi
ridurmi con metodici esercizi
di ginnastica e digiuni
in quella cosina
tutta sguardo, zigomi e ossa che eri tu
intrufolandomi in soffitte
bugigattoli, sperduti interno-notte
dove leccarci in pace le ferite.
Ma anche così, corpicino,
anche così, ti chiedo
buttando nella spazzatura
sacchi zeppi delle tue raccolte
di stracci per la polvere e sportine,
anche così, ripeto,
riuscirei a somigliarti
nel dolore che ti smangiava?
[da Giocavo all'ala, Pequod, 2004]
L'AUTORE
Stefano Simoncelli è nato nel 1950 a Cesenatico, dove vive. È stato redattore e ideatore di «Sul Porto», una rivista di letteratura e politica che catturò negli anni Settanta l’attenzione e la collaborazione di poeti come Pasolini, Bertolucci, Caproni, Sereni, Fortini, Raboni e Giudici.
Nel 1981, con la raccolta Via dei Platani (edita da Guanda con la presentazione di Raboni e Fortini) ha vinto il Premio Internazionale Mondello Opera Prima. Nel 1989 è uscito il suo libro Poesie d’avventura nella collana Gli Spilli, diretta da Enzo Siciliano e edita da Gremese. Nel 2004 ha pubblicato con peQuod di Ancona la raccolta Giocavo all’ala (Premio Gozzano). Nel 2006, sempre per l’editrice peQuod, è uscita la raccolta La rissa degli angeli.
Sue poesie sono apparse negli ultimi anni sulla rivista «Nuovi Argomenti».
ALCUNE POESIE
| Credo di non essere mai stato tanto in ritardo per questi vicoli abbandonati dalla luna e forse trasalirai se un colpo di vento sbucato all'improvviso tra le case ti arrufferà un attimo i capelli. Ti volterai credendo sia una delle mie solite bizzarrie ma non trovandomi... Ecco, oggi che compio gli anni e un altro decennio d'oscurità e presagi è volato in un lampo mi aiuta a immaginare (oh, soltanto per scongiuro, per semplice scaramanzia!) sarà così quando non sarò più al tuo fianco ma uno spirito o demone divento per le strade senza peso e questi battiti accelerati del cuore mentre dico arrivando: "Perdona il ritardo, andiamo?" non sapendo dove portarti, come calmare l'affanno. ----- Scorgendo d‘un tratto i nostri corpi allacciati ingigantiti dal lume sulla parete di fronte penso con rimorso ai tuoi anni: non ho da offrirti che questo amoroso sperpero di carezze,questi battiti forsennati del cuore mentre affondo nel tuo mistero di brividi nel tuo modo spaventato di godere. [da La rissa degli angeli, peQuod, 2006] |
Certe mattine che te ne sei andata brancolo come un'anima in pena per le camere, il terrazzo, tentando di capire chi sono e cosa faccio solo in questa casa. E' mai possibile, mi domando pieno di te e meraviglia, che mi scomponga in tante persone e sia nello stesso tempo o in tempi diversi l'amico fraterno, il nemico soprattutto di me stesso, il tennista che puoi riconoscere in qualche fotografia, l'impiegato del campeggio e altro ancora? Che sia tutto tranne quello che sono? Quello che ero tra le tue braccia? ----- Tremo come se un vento dai Balcani mi percuotesse lungo un'oscura strettoia o fossi un vecchio uomo senza cappotto in mezzo al suo orto ricoperto di neve. Ma io non ho seminato niente e le scorte di gioventù... Non ho che te, vorrei dirti. [da Giocavo all'ala, peQuod, 2004] |





















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