sabato, 29 aprile 2006

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  l'illusione è che tu semplicemente
  stia leggendo questa poesia.
  la realtà è che questa è
  più di una
  poesia.
  questo è il coltello di un accattone.
è un tulipano.
è un soldato che marcia
attraverso Madrid.
questo sei tu sul tuo
letto di morte.
questo è Li Po che ride
sottoterra.
no, non è una dannata
poesia.
è un cavallo che dorme.
una farfalla dentro
il tuo cervello.
questo è il circo
del diavolo.
e non la stai leggendo
su una pagina.
è la pagina che legge
te.
la senti?
è come un cobra.
è un'aquila affamata
che sorvola la stanza.
questa non è una poesia.
la poesia è barbosa,
ti fa venire
sonno.

queste parole ti incitano
a una nuova
follia.

ti ha toccato la grazia,
sei stato spinto
dentro una
abbacinante regione di
luce.

adesso l'elefante
sogna insieme
a te.
la volta dello spazio
curva e ride.

adesso puoi morire.
tu puoi morire adesso come
si doveva morire da uomini:
grande,
vittorioso,
con l'orecchio alla musica,
essendo tu la musica,
che romba,
romba,
romba.

[da Betting on the Muse - Poems and Stories - Tradotto in LE RAGAZZE CHE SEGUIVAMO - Ed. Guanda - Ottobre 1998]

Charles Bukowski

postato da: Poetilandia alle ore 10:53 | Permalink | commenti
categoria:poesie in vetrina 2006
sabato, 22 aprile 2006

Sonno del mattino


Nel sonno del mattino
sfuma il rimorso e l'abbandono
genera quasi dei prodigi.

Ma la notte è ancora combattuta
e l'alba s'impregna di sporcizia.

Poi si ricuce
nel primo oziare della luce,
e tra la gente delle vie qui intorno,
come una specie di allegria.

[da Poesia della fonte - 1993]

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     Maurizio Cucchi

 

postato da: Poetilandia alle ore 11:45 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie in vetrina 2006
sabato, 15 aprile 2006
A VUCCHELLA

Si comm'a nu sciurillo...
tu tiene na vucchella,
nu poco pucurillo,
appassuliatella.

Méh, dammillo, dammillo,
è comm'a na rusella...
dammillo nu vasillo,
dammillo, Cannetella!

Dammillo e pigliatillo
nu vaso...piccerillo
comm'a chesta vucchella

che pare na rusella...
nu poco pucurillo
appassuliatella...

La boccuccia

Sei come un piccolo fiore
tu tieni una boccuccia
un poco, davvero un poco
appassionata

Suvvia, dammelo, dammelo
è come una piccola rosa
dammelo un bacino
dammelo, Cannetella!

Dammelo e pigliatelo
un bacio piccolino
come questa tua boccuccia

che somiglia ad un piccola rosa
un pò, davvero un poco
appassionata

Visita la pagina di Gabriele D'Annunzio su Poetilandia.itGabriele D'Annunzio

[La stesura di questo testo è legata ad una scommessa fra Gabriele D'Annunzio e Ferdinando Russo, già autore di note canzoni napoletane. Nel lontano 1892 i due poeti lavoravano a "Il Mattino" . Russo lanciò una sfida a G. D'Annunzio: scrivere una canzone in dialetto napoletano. Il Vate non ci pensò troppo a raccogliere la sfida: le sue origini abruzzesi gli facilitavano il compito. "A vucchella" fu scritta di getto sul marmo di un tavolino del rinomato caffè Gambrinus. Nè mancarono firma e una scherzosa dedica a Ferdinando Russo, che conservò il testo fino al 1904: in quella data lo consegnò a Francesco Paolo Tosti per farlo musicare. La canzone fu pubblicata dalla Ricordi di Milano con la data della sua composizione: il 1892. Il successo fu enorme. Anche Enrico Caruso si cimentò con la melodia irrinunciabile de "A Vucchella".]

postato da: Poetilandia alle ore 07:27 | Permalink | commenti
categoria:poesie in vetrina 2006
sabato, 08 aprile 2006
Pace per voi per me


Pace per voi per me
buona gente senza più dialetto
senza pallide grandini
di ieri, senza luce di vendemmie,
pace propone e supremo torpore
l'alone dei prati la cinta
originaria dei colli la rosa
dispersa il sole
che morde tra le tombe.
Ah la cicuta e il poco
formicolio, non più, colà sepolto.
Ah l'acqua troppo tenue che mi cola
oltre la gola e gli occhi e di là di là s'invischia
in tiepidi miseri specchi
su cui l'ortica insuperbisce.
Ed ah, ah soltanto, nei modi
obsoleti di umili
virgili, di pastori castamente
avvizziti nei libri, nella conscia
terrena polvere, ah ripeto io versato nel duemila.
-Ah- risuona il colloquio
in eterno sventato,
dovunque io passi, ovunque
l'aria mai sfebbrata mi sospinga,
la selva mi accompagni
e impari la vicenda non umana
del mio fuisse umano.
Futura età, urto di pietra,
sulfureo sangue che escludi
che inintelleggibili fai questi
fiori e gridi ed amori,
non-uomo mi depongo
ad attenderti senza nulla attendere,
già domani con me nel mio fuisse,
pieghe tra pieghe della terra
cieca ad ogni tentazione d'alba.

[da "Fuisse"]

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    Andrea Zanzotto [Visita la pagina dell'autore su Poetilandia.it]




postato da: Poetilandia alle ore 09:55 | Permalink | commenti
categoria:poesie in vetrina 2006
domenica, 02 aprile 2006

Vecchio amico


Ormai
sei solo un
costante ricordo
nel fondo delle
mie ragioni.
Mi manchi....
A volte
mi manchi così tanto
che vorrei diventar
un fior su quella terra,
per starti
nuovamente accanto.

[da "Passi nella notte" - Serarcangeli Editore- 2003] 

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     Mario Celotto

 

 

 

postato da: Poetilandia alle ore 10:18 | Permalink | commenti
categoria:poesie in vetrina 2006
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