sabato, 25 marzo 2006
Capitolo V

                                                                                         [a nonno]

Senza neanche che me ne accorgessi, nella notte la malattia ti aveva scavato ancora
il naso si era affilato, il cranio era ormai pelato, solo una chiazza incrostata di peli avevi sul petto.
Mamma decise di non toglierti più neppure il pannolone
perché spostarti di lato, forse il cuore non ce l'avrebbe fatta.
Eri sporco, un liquido marrone colava giù dalla gambe e impregnava le coperte.
Anche dal naso ti usciva roba rossa in continuazione, in quattro non facevamo in tempo a pulirti.
Nella bocca, nonno, avevi ancora il cucchiaio di crema che ci lasciammo ieri.
Il medico disse che morirai affogato.
Mai, come in questo giorno, e con questi occhi, nonno, ti ho amato.

[dal volume “ai miei nonni” (Bandecchi & Vivaldi, 2004)]

Luca Nannipieri


      Luca Nannipieri





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venerdì, 17 marzo 2006

Echi lontani

Vedo le vie dei canti
spaziare per continenti
e secoli
come si proietta
la luce infranta in se stessa

divina l’idea
d’essere noi immortali
uomini che lasciano
scie di canti nel tempo
ed ogni tanto noi
a coglierne il profondo eco

vedo le vie dei canti
antichi guardiani
a custodirne l’essenza

spesso un pensiero mi assale
quel desiderio guerriero
di pace interna nel cuore
battente vita che sorge

vedo le vie dei canti
assumere forme terrene
ed apparenti ricordi
a surreale disegno

scivola il tempo
accarezzandoci il volto
e variandone i lineamenti
saggiamente concede
l’anima nostra all’eterno

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         Massimo Moretto aka “Ottobrino”

 

 

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sabato, 11 marzo 2006
A immaginare il tempo io

Mi basta arrivare
sulla scia delle scaglie di luna
intorno ai moli
lenza senza amo
che pesca quanto una
a pelo d’acqua armata
se i pesci nuotano profondi.
Non ci sono molte cose
da imparare
ad una velocità elevata
l'occhio nasconde
all'occhio di pensare.
Cammina trottola la meteora
a dischiudere orizzonti nuovi
e senza capire all'ultimo giro scompare.
A immaginare il tempo
io caduto numero
sotto il quadrante della meridiana
oggi che sciopera l’incanto
di quello che ero al levar del sole
prima di toccare sasso
alle scogliere cancellate
so di essere un calendario senza santi.

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      Luigi Diego Eléna












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sabato, 04 marzo 2006

Cara e vecchia stanza vuota


La polvere echeggia fin dove possa vedere
da quella finestra orfana, un trillo di luce
fulminando il bozzolo che galleggia
sopra la parete muffa s'apre un varco
e attende la notte nera.

Fucina del niente nel fragoroso silenzio,
vano ansimante scostando l'ombra che l'accoglie.

Ogni volta entro e odoro di passato
quello che di più vecchio possa ricordare.

Così, come un mendicante
stringo forte nelle mani
quell'aria che mi ricorda,
cara e vecchia stanza vuota.

Daniele Uboldi

 

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